DAEL, Jan Frans van (1764-1840)

Il Père-Lachaise, celebre cimitero parigino, ospita le salme di artisti molto noti (come Amedeo Modigliani) e di artisti pressoché ignoti al grande pubblico. Uno di questi è Jan Frans van Dael, nato ad Anversa e stabilitosi a Parigi sul finire del secolo XVIII.



Si specializzò nella pittura di nature morte, lavorando soprattutto sui fiori. Ci riuscì talmente bene da riscuotere, tra i suoi contemporanei, un enorme successo. Dael immortalava il fugace splendore dei fiori recisi creando composizioni di incantevole bellezza e di stupefacente precisione naturalistica. Metteva, nei suoi dipinti, farfalle svolazzanti a testimoniare la fresca vitalità del soggetto raffigurato

BASAITI, Marco (1470-1530)

C’è chi lo ritiene nato a Venezia, c’è chi lo reputa emigrato dalla Grecia e giunto nella città lagunare insieme ai genitori. Comunque fossero andate le cose, Marco Basaiti si fece un nome come pittore di soggetti sacri. Mirabili sono i suoi ritratti di santi; riluce di magnificenza la Vocazione dei figli di Zebedeo, che qui riproduciamo.


Basaiti dipingeva figure dai tratti gentili e arditi paesaggi, era elegante nel disegno e usava colori forti e brillanti. Dotato di un senso della composizione molto affinato, sapeva dare unità e armonia ad opere di grande complessità.

XIMÉNEZ DONOSO, José (1632-1690)

Accompagnato dalla sregolatezza, il talento si perde: questa frase potrebbe fare da epitaffio all’opera dello spagnolo José Ximénez (o Jiménez) Donoso. Avviato alla pittura dal padre, José avrebbe dovuto approfondire lo studio dell’arte ma preferì vagabondare, lavorando laddove capitava.



Trovò sistemazione in tarda età, quando ottenne la sovrintendenza alle opere pittoriche della cattedrale di Toledo. Tra Santi, Ultime Cene e Immacolate Concezioni, Ximenez ha arricchito il barocco spagnolo di un buon numero di dipinti.

TADEMA, Lourens Alma (1836-1912)

Come accade a pochi (e fortunati) pittori, il frisone Tadema fu subissato di gloria quando era ancora in vita. Gli giovò, indubbiamente, l’essere emigrato in Inghilterra, dove la sua arte trovò un ampio pubblico di estimatori.



Affascinato dall’architettura antica, fece rivivere nelle sue tele ambienti e personaggi di epoche remote raffigurando, perlopiù, giovani donne in vesti dall’elaborato panneggio o “elegantemente” denudate. L’esattezza fotografica delle sue rappresentazioni prospettiche è compensata da toccanti magie di luce e di colore. Ci chiediamo se la mirabolante perizia tecnica di Tadema non sia servita a nascondere una sostanziale mancanza di creatività.

PACHECO del Rìo, Francisco (1571-1654)

Terra di grandi pittori, l’Andalusia diede i natali a Francisco Pacheco del Rìo, artista alla cui scuola si formò nientemeno che Diego Velázquez (1599-1560). Uomo di raffinata educazione, Pacheco fu anche poeta e saggista dimostrando d’essere abile non solo col pennello ma pure con la penna.



Padroneggiava il disegno, eccelleva nel chiaroscuro e nella prospettiva ma, quanto a coloritura, lasciava un po’ a desiderare. Dipinse perlopiù Santi e Madonne, oltre a un buon numero di ritratti di persone altolocate.

LAER, Pieter van (1599-1642)

Nato e cresciuto a Haarlem, il giovane Pieter van Laer attraversò la Francia e mezza Italia per arrivare Roma, dove trovò sistemazione e abitò per sedici anni. Fu qui soprannominato “il Bamboccio”, a causa del suo aspetto fanciullesco e del temperamento allegro e irrequieto. Ruotava intorno a lui una vivace comunità di artisti, i Bamboccianti, le cui opere furono soggette all’influsso dell’esuberante olandese.



Van Laer aveva un modo tutto suo di dipingere paesaggi e figure umane. Univa un disegno ricercato all’uso di colori elementari ma caldi e intensi. Dava, inoltre, impronta emotiva alle scene di vita quotidiana caratterizzando i personaggi e enfatizzando pose e gesti.

JACKSON, John (1778 -1831)

Se non fosse stato per Henry Phipps (1755-1831), primo conte di Mulgrave, il giovane John Jackson avrebbe dovuto rinunciare alle proprie ambizioni artistiche e obbedire al padre, che voleva obbligarlo a fare il sarto. Il nobiluomo, infatti, aiutò John a emanciparsi permettendogli, così, di diventare uno dei più grandi ritrattisti inglesi di tutti i tempi.



Jackson perfezionò la propria conoscenza dell’arte grazie a un viaggio attraverso l’Europa, che lo portò dalle Fiandre a Roma. Immortalò con le sue tele i volti di Antonio Canova, di Arthur Wellesley (il primo duca di Wellington) e di numerosi personaggi di pubblico rilievo.